[Slides Presentation] Methods and tools for OpenCare community engagement

A presentation by Edgeryders for OpenCare partners and communities in Milano.

It is intended to share key ways in which we approach community building and some methods for engagement. I include less info about communication activities per se because most of our communication is included in engagement activities.

 

 

File: 

Comments

Credits where credits are due.

Noemi's picture

Alex, Anthony, Ybe, Winnie, Aravella, Rune.. all of you are part of the story and I mentioned you all A LOT over the past weeks as I've been on the road doing these kinds of presentations

I'm not pinging anyone since I don't want to take your attention from more important things, but if there is anything to add / remove in the future let me know.

Questions

Rune's picture

Hi @Noemi I just attended the presentation  in milan and hoped for some  discussions. I'd like to raise the question :what do we do when opencare as a project comes to an end?

I enjoyed meeting you in real life :-)

Noemi's picture

Thanks for your time, @Rune. I'm sorry if I was running all the time or with my head in different parts.. !

I think what comes after the formal project itself depends on us, on those of us who want to make something of it. The OpenCare formal consortium does not have a mandate per se, so it comes down to community.

  • New partnerships in new projects using the OpenCare knowledge we are discovering - for example rallying to figure out alternative support for projects OpenInsulin independent of normal funding streams which may be deemed inadequate; sustainability solutions; policy making around selforganised refugee camps and championing the work of Aravella, Alex, Ybe and others interested in this topic.
  • New EC funded projects - Alberto wrote about this here. 
  • Using the OpenCare community event next year to start wildly ambitious stuff. it's radically open right now, Natalia calls it PopUp Village.. so any ideas welcome :-) All these are from the top of my head now, but you see where this is going. it will be a matter of who wants to do something and then those passionate about building networks gravitating towards it. usually someone needs to take the initiative, there is no one in OpenCare qualified more than the rest to say what will happen next.. pure community fashion.

Why I'm personally hopeful:

  • To keep it short, there are precendents. As a community many of us were part of Edgeryders 1, a project like OpenCare funded by the EC and Council of Europe - what came out was the unMonastery, and Edgeryders as it is today - an organisation and new network based consultancy where the hope is more and more people can plug in and become swarm consultants, or set up shops using the brand etc. Lastly, in the not so far future and from some discussions here and there I would see us having a physical coworking/coliving community space.  
    I can't begin to say how much work all of this took.. that being the sum of many contributions and time spent rolling out with open ideas which didnt end up manifesting. The best I can say is that when there is true leadership is when I've seen things happening. 

Makes sense?

Il futuro di OpenCare.

Francesco Maria ZAVA's picture

*/ Noemi

 

In primo luogo anche per me è stato piacevole incontrare dal vivo le persone che da tempo seguo sulla piattaforma Edgeryders!

 

Tornando al merito di quanto da Te esposto e da quanto scritto da Alberto (https://edgeryders.eu/en/blog/some-opportunities-for-you-to-partner-up-with-edgeryders) devo dire che l'approccio e le idee sono interessanti, tanto quanto i possibili sviluppi.

Tuttavia, riprendendo in parte quanto detto da Manzini e quanto da me scritto in occasione del Workshop (http://edgeryders.eu/en/comment/25493#comment-25493), vorrei esprimere il mio parere apportando il mio umile contributo. Manzini in effetti ha parlato della necessità di Edgeryders di avere al proprio interno alcuni “progetti bandiera”, iniziative strutturate che raccolgano e rendano tangibile quanto riconoscibile il lavoro partecipativo progettuale della Comunità proprio attraverso la “messa in opera” di idee, prodotti e servizi, che costruiscano un ponte tra lo scambio della conoscenza e l'analisi strumentale possibile nel mondo online digitale con la sperimentazione e l'attuazione tramite la fisicità degli spazi e la costruzione delle relazioni offline, “analogiche”, che consentano una “percezione sensoriale” garantendo nel contempo una maggiore partecipazione da parte dei portatori di interesse. Durante i lavori di gruppo, ma sopratutto nel corso delle successive presentazioni, questo aspetto ha avuto una particolare enfasi segno inequivocabile di una necessità di traslare sul bisogno locale tutta la competenza e la capacità “produttiva” della piattaforma che, in una seconda fase, dovrebbe|potrebbe essere in grado di rielaborare e di reinterpretare quanto realizzato su una dimensione più ampia attuando la riproducibilità e la sostenibilità delle idee.

 

A mio giudizio, nell'ambito del “Prendersi Cura”, la soluzione si delinea da sé.

Al termine “naturale” del Progetto OpenCare si potrebbe pensare alla costituzione di una vera e propria “Care Brand Unit” della Comunità Edgeryders focalizzata sull'identificazione delle iniziative attinenti, sulla promozione nell'ambito internazionale attraverso le relazioni con le varie amministrazioni pubbliche transnazionali europee e nazionali, sull'amministrazione e sul coordinamento delle attività operative e di “visibilità” locali, offline, che consentano il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone laddove l'ict non può sopperire, se non in termini basilari e comunque poco impattanti.

Questa Unità potrebbe pertanto agire sia come un “marchio” in grado di attirare risorse – competenze umane e disponibilità economiche finanziarie – sia come struttura permanente dinamicamente indirizzata dalla Comunità e dalle istanze che vengono a definirsi attraverso l'analisi delle informazioni da essa prodotte.

 

Sotto questo profilo ritengo possa contribuire fattivamente, dato che la mia componente materiale mi vincola pesantemente, affinché OpenCare possa avere un futuro.

 

ADDENDUM

Di seguito segnalo due esempi che, a mio giudizio, potrebbero caratterizzare pienamente le attività del futuro OpenCare:

1. http://nova.ilsole24ore.com/progetti/il-movimento-dei-city-makers/;

2. http://nova.ilsole24ore.com/progetti/spazio-di-democrazia-tecnologica/.

Il primo link non funziona..

Noemi's picture

Ciao @Francesco Maria ZAVA, giusto oggi ho visto il tuo comment.

Speaking from the Edgeryders role in OpenCare, we are looking left and right to see which projects - digital or not - might benefit from being part of a network. But when you are working in an open way it is very difficult to tell where the community should go or produce together. We see someone in Belgium going to Greece to offer mental health services - we try to support it without saying what should happen in order for the "project" to be an open system. We can say that opencare contributed to making it happen, and that for us is a success.

The good thing about having a Makers partner in opencare is that they can take a more design approach to make the relationship between online conversations and "analogue"as you say become structured. 

Two more thoughts from me as to the future of opencare and ability of the project itself to respond to local needs:

1) Part of the solution may lie in our European consortium and how resources are distributed - we wanted to expand fellowships to more consistent support for projects, but are still waiting for approval from the European Commission.

2) The other part, more important I believe because it is community driven and not public funding driven, is: working for more possibilities in open ways, so that people who work with local problems can advance their work (labs like Woelab!). We don't imagine or design the open system, as per the Manzini model, we contribute to creating conditions. See our proposal for the PopUp Village I link above..

"Edgeryders Care Squad". Perché no?

Alberto's picture

Ciao @Francesco Maria ZAVA , anche a me ha fatto piacere conoscerti In Real Life. 

L'idea che proponi è intrigante. Edgeryders ha già un Culture Squad. Nasce dal fatto che alcune persone attive nella comunità erano interessate a lavorare su arte e cultura. Abbiamo avviato con loro alcune iniziative, e speriamo di montare una business unit vera e propria nel corso del 2017. Siamo abbastanza ottimisti che qualche cliente si troverà.

Una Care Squad è, in teoria, possibile. Cosa hai in mente? Sei disposto a lavorarci tu (questo fa un sacco di differenza, perché i fondatori di Edgeryders sono tutti già molto presi, e per allargare il ventaglio delle cose che facciamo abbiamo bisogno di forze fresche)?

C'è  anche una piccola cosa che abbiamo già: Open&Change. A oggi, questa è una alleanza di 23 iniziative "dal basso" tirate su da opencare (una per esempio è quella di @Rune , che conosci). Come prima cosa abbiamo fatto un'application a un grosso grant della Fondazione Mac Arthur; proprio questa settimana ci hanno detto che abbiamo passato la prima fase eliminatoria. Vedremo poi dove portarla. 

Di fatto, tu stesso potresti "essere Edgeryders" nella misura in cui vuoi fare qualcosa e riesci a trovare un cliente o un finanziatore. Con il nostro aiuto, per qanto possibile: noi in questo cerchiamo sempre di sostenere i membri della comunità. Edgeryders va dove la comunità la porta. 

Ti suggerirei di cercare di essere il più concreto possibile. Certo, possiamo fare networking transnazionale (noi siamo molto transnazionali), ma quella io la vedo come un'attività di contorno. La pietanza principale deve essere qualcosa di concreto: ricerca, sviluppo, lancio di uno spinoff che fa community-based care... 

Replica Entusiasta.

Francesco Maria ZAVA's picture

*/ Ciao Noemi

Ciao Alberto

 

Grazie per le celeri quanto puntuali repliche ...e per l'incoraggiamento!

 

Venendo immediatamente al Tuo quesito sulle mie intenzioni, replico ribadendo la mia idea di realizzare un gruppo di persone – che amo definire “Care Brand Unit”, ma che potrebbe in definitiva ereditare il nome di “OpenCare” - deputate all'acquisizione, alla relazione istituzionale e finanziaria ed al coordinamento delle iniziative e dei progetti votati inequivocabilmente al “Caring” e che provengano dalla Piattaforma Digitale “ritornando” nel mondo reale, offline, non solamente laddove il bisogno, la domanda, ha acceso la scintilla ma dove questa risposta potrà essere replicata.

Immagino pertanto un gruppo caratterizzato, oltre che dall'indispensabile multiculturalità, anche da una diversificata estrazione formativa che possa garantire un approccio ed una capacità di problem solving molto più ampia ed articolata. Indubbiamente la Comunità già da tempo riflette ed elabora ciò che potrebbe costituire una azione in tal senso dopo il 2018, dopo il termine "naturale" del Progetto. Tuttavia credo sia necessario portare in tale contesto una capacità ed una competenza maggiormente "umanistica" da armonizzare quanto più possibile con la cultura "tecnica" degli informatici, dei makers e|o degli "smanettoni" in generale. La mia esperienza personale nel mondo reale – attinente l'arcipelago delle disabilità - suggerisce infatti quanto al momento sia deficitaria la componente "visionaria", probabilmente dovuto ad una trascurata - quanto meno considerata poco rilevante – interdisciplinarietà, supponendo anche Tu abbia percepito questo “gap” proprio in occasione del Workshop e sulla quale sarebbe necessario dedicare una riflessione.

Ritengo infatti che OpenCare debba|possa arricchirsi di queste competenze e capacità elaborative.

 

Relativamente all'iniziativa Open&Change ed agli sviluppi operativi che tale contributo potrebbe comportare, ribadendo la mia poca conoscenza sia dei meccanismi di finanziamento europeo ed internazionale sia delle strategie di found raising in generale, penso possa sicuramente costituire un tassello importante da considerare però complementare ad una serie di possibilità offerte in tal senso dalle comunità locali e dai sistemi di reperimento delle risorse esistenti a livello nazionale quanto internazionale ed europeo. La comunicazione finalizzata alla diffusione della “Care Culture” intesa nella sua più ampia accezione – dunque operando una precisa azione di “desanitarizzazione” del “prendersi cura” di sé e degli altri - in tale schema d'altra parte giocherebbe un ruolo importante se nel contempo abbinata ad una strategia di “avvicinamento” in favore di un pubblico portatore di interesse ma al momento non in grado di esplicitarlo e svilupparlo liberamente in modo consapevole, partecipato e diretto.

Il quesito diviene allora se questa potrebbe essere una proposta progettuale percorribile nell'ambito di tale iniziative elaborando, per esempio, qualcosa che fondi l'idea di una formazione condivisa e p2p con la creazione di persone|strutture locali deputate alla facilitazione ed alla produzione di iniziative “care oriented” sostenibili e riproducibili. Una sorta di “living labs” fisicamente distribuiti, informali quanto agili, connessi e facilmente integrabili alle dinamiche di sviluppo ed alla partecipazione della Comunità, all'interno dei quali offrire servizi e prodotti per l'indirizzo e la formazione oltre che predisposti alla promozione di idee e soluzioni autoimprenditoriali laddove occorra strutturare un intervento “di base” oppure ove si possa interagire ed operare sinergicamente con organismi di volontariato e|o della cooperazione internazionale per un intervento di livello superiore.

Una operatività che contempli pertanto non solamente i Paesi “emergenti” ma anche quelli appartenenti – o che abbiano appartenuto – all'alveo del ricco ed opulento Occidente.

 

Chiudendo e rispondendo al Tuo “appello” a divenire un Edgeryder, scrivo ribadendo la mia intenzione a spendermi per questa idea che, questo è l'auspicio, possa comportare impatti significativi e costitutivi per tutta la Comunità.

Il mio cruccio, la mia preoccupazione, è invece essenzialmente nutrito dalla mia attuale inesperienza nelle attività progettuale in ambito internazionale – tralasciando al momento l'area nazionale – oltre che dalla mia inadeguatezza sotto il profilo della comunicazione nella lingua franca europea e mondiale. Scrupolo al quale posso tuttavia contrapporre una mia “competenza” nel settore ed una discreta abilità nell'esporre idee e spunti – come d'altra parte intuibile da questo e da altri contributi presenti sulla piattaforma – che possono indubbiamente costituire l'ossatura per una proposta o, addirittura, per un progetto vero e proprio.

Pertanto se Tu o comunque altri membri di Edgeryders avessero la pazienza di supportarmi|sopportarmi a me non resterebbe che cimentarmi, quanto meno per questa prima fase, nella stesura di alcune idee.

 

Grazie e a Presto

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