In 2017 we're pushing the community further with The Reef and the Pop Up Village. Want to join?

Hello all!

After a bit of silence, shortly before we hear back from MacArthur Foundation, I wanted to share a few ideas we’re working on and ask about your opinion and possible participation.

First of all, this autumn/late summer we will host our annual gathering with a different format, shifting towards hands-on work (even if not fully embracing it yet:)). We call it Pop Up Care Village and we want it to be a showcase of initiatives like yours. We envision it as a space to meet, present our projects to each other and wider communities (like-minded people, but also regular folks who could be your clients/funders in the future). On top of that, we will use it as an engine to crowdfund, learn how to fundraise and improve our work during hackathons with members of our community. That’s a lot of great minds with plenty of knowledge.

We’re looking for a place to host this! There's interest from Milano, Thessaloniki, Lile and other partnering cities and events. We will keep you posted. And maybe your city could help us make it happen? Ping us if so. 

Let us know if you want to be part of the village. What could you do to help us prepare and deliver a great experience, and what would you expect from it as an outcome?

At the same time, we’re dreaming of a more permanent space called The Reef. Or, more precisely, more than one space, where we will be putting our hands on building “real life” communities of care. It would be a house, a huge flat, a farm, or a former Olympic village which we can purchase collectively or lease for decades and use as a space for collaboration, experimentation and an engine of change. There is already a space in Brussels which might become the very first Reef (read more about it here). And again, we want to ask if you’d be interested in joining? What kind of contribution would you like to offer (in terms of time, skills, material, knowledge) and what kind of support would you expect from this space to generate for your work and life?

Or do you know a space that would seem like an ideal destination for us?

I’d be very grateful to hear from you about both, or any, of these calls. You can comment on The Reef/add a new thread here. And on the Pop-Up Village under this post.

Or simply write me back: natalia@edgeryders.eu

Looking forward to hearing from you!

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Comments

Eccomi!

Francesco Maria ZAVA's picture

*/ Ciao a Tutti

 

L'idea di una struttura residenziale con caratteristiche polifunzionali per il co-lavoro e la co-formazione è assolutamente interessante, anche se nell'ambito della disabilità questo è infatti stato sperimentato qualche anno fa (residenza integrata al territorio) purtroppo con esiti non propriamente lusinghieri. Tuttavia credo che il suggerimento offerto dall'iniziativa Roam possa essere ampiamente colto e semmai declinato per una “clientela” decisamente meno hipster e “giovanilista” ma più “esigente” per quanto concerne lo spettro e la qualità dei servizi che una soluzione come quella proposta dovrebbe garantire.

L'idea che ho in mente in questo momento è quella di uno spazio polifunzionale altamente “riprogrammabile” a seconda delle necessità contingenti all'interno del quale, comunque, debbano essere previsti spazi di laboratorio “vivente”, aree di condivisione delle risorse strumentali (connessioni, piattaforma social con sistemi di co-design e di co-progettazione, archiviazione multimediale, ecc.) per agevolare il più possibile i momenti di lavoro comune e rendere oltremodo “naturale” l'esecuzione di tutte le varie attività di creatività e di collaborazione che prendono vita e senso in un contesto informale, aree dedicate alla “cura” di sé e dell'altro, aree deputate alla relazione con il tessuto connettivo sociale (sensibilizzazione, eventi e formazione), senza naturalmente trascurare una serie di attenzioni in termini di design for all considerando infatti che le persone potenzialmente interessate a questa opportunità possono necessitare di soluzioni altamente preconfigurabili che possano incidere complessivamente sul tasso di qualità in termini di accoglienza e di soggiorno lavorativo.

Per quanto riguarda gli aspetti più “istituzionali” credo sia opportuno coadiuvare Edgeryders con una serie di innesti - nella fase progettuale e di operatività – provenienti sia dal pubblico, per quanto sia possibile date le ristrettezze economico finanziarie che ne limitano fortemente l'orizzonte strategico, sia sopratutto dal privato. Mi piace infatti immaginare che un progetto di alta innovazione sociale come questo, oltre ad incontrare il favore della pubblica amministrazione, possa in qualche modo stimolare l'interesse del mondo della ricerca (università ed aziende), della finanza etica e dell'economia solidale oltre che coagulare diversi attori del terzo settore o, più in generale, del no profit indirizzate a questo punto ad una azione di sinergia che possa contribuire “dal basso” al ridisegno di uno stato sociale oggetto di una profonda trasformazione.

 

Mi auguro che Bruxelles possa costituire un valido banco di prova come Milano possa divenire un secondo nodo di quello che potrebbe divenire un network all'interno del quale elaborare e trasferire nel concreto il pensiero, l'approccio ed il consolidamento di OpenCare.

Personalmente, insieme ad altre persone, sto riflettendo e lavorando a WeHandU, una iniziativa volta a supportare le persone nel processo di superamento della loro difficoltà quotidiana attraverso la realizzazione di una soluzione ottimale per loro stesse e magari per qualcun altro (al momento si pensa al recupero della funzionalità della mano e del piede per i soggetti affetti da ictus, sla o lesioni traumatiche), in qualche modo cercando di creare un ambiente di progettazione, lavoro e condivisione della conoscenza che si traduce certamente in uno spazio di co-working e di living lab. Tuttavia questo non esclude, né tanto meno preclude, la possibilità che tale idea possa evolvere ed articolare in funzione di una maggiore ampiezza delle soluzioni co-progettate quanto piuttosto di una reale apertura a livello transnazionale europeo comportando la strutturazione di spazi e momenti che ne condividano il respiro, le finalità e gli obiettivi. Al momento quanto esposto è infatti oggetto di riflessione tra i membri di WeHandU, per quanto attiene le finalità e le possibilità realizzative dell'iniziativa a partire dalla localizzazione delle operatività previste (makerspace), ed argomento di informale conversazione telematica tra me, Alberto, Rune ed Alexander. Credo però che una maggiore connessione a questa iniziativa possa scongiurare una dispersione di energie e di opportunità e che, nelle varie fasi evolutive, possa al contrario essere foriera di risultati importanti.

 

Come al solito sono stato lungo e verboso… Scusatemi!

 

PS:

Aggiungo solamente questa risorsa, che contiene un video in italiano e la trascrizione in italiano ed in inglese, per illustrare la capacità e la potenzialità della Città Metropolitana Milanese di essere sociale, inclusiva ed innovativa nello stesso tempo:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-c2b6ce4c-69c2-464b-8179-9cb3f692a64f.html.

Milano puà senza alcun problema costituire un terreno fertile per un progetto importante come"The Reef"!

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Excellent idea

Rune's picture

It's good to see that things are moving forward. Definatly an excellent idea and thank you @Francesco Maria ZAVA for the link. I do not know if a single site is the best solution. Working hands-on like it's the intent of WeHandU (@Alexander_Shumsky ) requires local community as well, (therefore I vote Milan @Rossana Torri, @Costantino ), but it depends on what the focus is. Maybe a distributed network of hubs would be a good solution. 

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For sure! But...

Alberto's picture

@Francesco Maria ZAVA , @Rune : of course the network iof spaces is the ideal scenario. But here is the thing: we are worried of going onto three-year project to try and rally the manpower and the money to do something big and ambitious. We would like to do what we did with Edgeryders itself: a kind of minimum barely viable product, that we can deploy here and now, with resources already available. 

But there is no contrast, because the prototype today actually increses the probability that a newtowk will exist tomorrow. 

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