3 ways of living Oilproject - 3 modi di vivere Oilproject

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#1

Hi! I’m Stefano Capezzuto, from the website Oilprojectwww.oilproject.org

We asked three Oilproject users to talk about their learning experience on our website. Two of them (Virginia and Giorgio) are long-standing users, while the third (Flavio) is a more recent member of the community. I thought the “home field advantage” would have provided only positive feedbacks, but on the other hand there was also some criticism by those who know well the project and its weak spots. :smiley:

We’re looking forward to your views!

  • VIRGINIA

Ho incontrato Oilproject per caso nel 2008 con una lezione su Liquida, motore di ricerca italiano per blog. La piattaforma era in una delle sue fasi intermedie: video in diretta col docente e chat fra utenti. E’ stata una bella scoperta perché la qualità mi è parsa subito alta, e in più era divertente! Adoravo la chat, trovandola uno strumento ottimo per far emergere curiosità ed opinioni, andando oltre le normali timidezze di un contesto faccia a faccia.

Quella prima lezione ha prodotto anche un piccolo miracolo, che continuo a citare da anni come una storia esemplare delle virtù della Rete. Grazie alla possibilità di chattare con le altre persone, entrai in contatto con una utente particolarmente disponibile e competente, che si rivelò poi essere lei stessa docente su Oilproject nonché avvocato, con cui sono ancora in contatto diretto e che mi ha aiutato più di una volta con pareri professionali su temi che nulla c’entravano con quell’antica, prima lezione.

Sapevo che Oilproject era nato come scuola di informatica, ma l’ho visto mutare piuttosto velocemente. Da allora, mi sono trovata a seguire lezioni su copyright, neutralità della rete, crimini informatici, ricerca scientifica, temi economici e di attualità. E’ cambiata la piattaforma ma non lo spirito: si è perso forse qualcosa nella naturalezza delle prime chat aperte e multidirezionali, e si è acquistato qualcosa in ordine e in… democrazia, con la possibilità di porre domande scritte ma col vincolo di far decidere agli altri utenti quale domanda sia ritenuta più interessante.

Oilproject resta divertente, il che mi pare il succo della vicenda, perché mi permette di informarmi su temi anche molto lontani dalle mie competenze, di farlo gratis, di farlo con un livello di coinvolgimento che posso decidere volta per volta, di fare anche domande che mi sembrano sciocche, di andare e venire mentre la lezione è in corso, di twittare i miei commenti o di starmene zitta come un pesce. Ed essendo divertente, mi permette- diciamo con una bassissima soglia all’ingresso- di avvicinarmi a persone con sguardi diversi dal mio, che nella realtà non incontrerei mai: un economista, un esponente della Guardia di finanza, un pornodivo. E scoprire che l’economista capisce i problemi di una persona con uno stipendio da operaio, il finanziere non è affatto un ottuso cacciatore di hacker, e il pornodivo parla dei problemi della pirateria nel suo settore industriale come si potrebbe fare per la musica o per gli ebook.

Di mestiere faccio la bibliotecaria, quindi una certa deformazione professionale in favore dell’apprendimento ce l’ho! Ma se dovessi dire oggi che penso che il libro e la parola scritta siano gli strumenti principali per l’apprendimento, esiterei un po’. O, almeno, esiterei a dire che lo possano essere da soli. Non riesco ad immaginare del tutto come sia l’essere giovani e poter imparare anche con strumenti come Oilproject. Tutta la mia formazione scolastica si è svolta nel mondo precedente al web, in una parodia degli studi di belle lettere riservati un tempo ai giovani di buona famiglia. Certamente non augurerei a nessuno di tornare ad allora.

La mia esperienza con Oilproject resta comunque quella di una persona adulta, e l’uso che ne faccio è a cavallo fra l’intrattenimento intellettuale e l’aggiornamento continuo. Effettivamente, molto più di quanto sia possibile ottenere dalla maggioranza degli altri media a mia disposizione!

  • FLAVIO

Circa un anno fa mi sono imbattuto in Oilproject, cercando dei tutorial per Photoshop. Anche se i video trovati mi erano risultati utili e la piattaforma sembrava interessante, leggere nella descrizione “scuola virtuale” mi ha fatto poi fuggire e tenere lontano dal sito per tutti i mesi estivi.

Destino ha voluto, però, che le ultime settimane di agosto mi sia ammalato piuttosto seriamente, tanto da perdere- avanti e indietro tra ospedale e casa- quasi tre mesi di scuola.

La prolungata “vacanza” si è rivelata dura non soltanto per la malattia in sè: mi mancava uscire, gli amici, addirittura qualche professore e- incredibile ma vero- mi mancava studiare! A tutto ciò, si aggiungeva il timore del carico di studio che avrei trovato una volta tornato in classe, specie da parte del mio prof. di italiano (in grado di farti scrivere in media dieci pagine di appunti in un’ora di spiegazione).

E’ stato così che, mosso da una strana nostalgia per lo studio e da una buona dose di paura, ho iniziato a seguire le mie prime lezioni di letteratura su Oilproject, cominciando da Leopardi e Manzoni: sulla scrivania il libro aperto sulle pagine dello “Zibaldone” e dell’“Adelchi”, il mio quaderno di appunti e il pc con l’analisi del testo in video. Uno dei vantaggi maggiori è sicuramente stato il non poter più ricevere rimproveri da parte di mia madre (del tipo “staccati dal computer e mettiti a studiare”).

Anche se non tutti i “prof.” virtuali sono riusciti a farmi appassionare all’argomento, ho comunque apprezzato diversi aspetti di quest’esperienza (del tutto nuova e da scoprire), come il potermi collegare in qualsiasi momento, stoppare e mandare il video avanti e indietro secondo le mie esigenze, fare domande e confrontarmi con gli altri studenti del sito.

Una volta tornato tra i banchi del mio liceo, ho continuato a frequentare Oilproject per motivi diversi e, a volte, molto poco scolastici, come ad esempio alcune videolezioni di Storia della musica rock (Led Zeppelin, Pink Floyd).

In questi giorni mi preparo all’esame di maturità e sono riuscito a recuperare il tempo perso, anche se a costo di qualche sacrificio (come la gita all’estero). La piattaforma continua ad essermi di aiuto e l’ho suggerita anche ad altri compagni. L’unica vera pecca è la mancanza di contenuti su varie materie- per me decisamente più ostiche, come matematica e fisica- che oggi mi sarebbero davvero utili.

  • GIORGIO

Era il 2005 quando lessi un articolo su Punto Informatico riguardo una scuola on-line gratuita dedicata ad argomenti informatici, chiamata Oilproject (al tempo acronimo di “Open Informatic Lessons”): riguardava il mio campo ed era qualcosa che cercavo da tempo. Così, incuriosito, cominciai a frequentare le lezioni di Linux.

L’idea non fu una novità per me, che- da appassionato informatico autodidatta- avevo sempre imparato attraverso forum, manuali, blog e siti vari. Fino a quel momento, però, lo avevo fatto in solitudine leggendo, provando e ricondividendo le mie esperienze tramite il mio sito. Dal 1997 (anno in cui iniziai ad usare Internet) ad allora avevo sempre preferito i classici manuali, da scaricare e leggere off-line; del resto non avendo ancora l’ADSL non potevo essere sempre connesso, visti i costi spropositati di una connessione dial-up. Ma quell’anno avevo attivato finalmente l’ADSL e quindi mi fu possibile anche provare ad ascoltare qualche lezione in diretta.

In passato avevo provato anche a seguire le lezioni universitarie trasmesse in tv dal consorzio universitario Nettuno, ma decisi di smettere in favore di qualcosa di meno istituzionale e di più pratico.

In questo senso, la scoperta di Oilproject fu particolarmente positiva. Ritrovarsi con altre persone con le stesse passioni e interessi senza dover stravolgere la propria vita, lavorativa o di studio, è un’opportunità di per sè imperdibile. Fino ad allora pensavo che ciò fosse possibile solo a Milano e nelle altre grandi città accademiche, ma grazie ad Internet, seppur con modalità diverse, scoprii che si poteva fare.

Le lezioni allora erano tenute solo in audio: per comunicare utilizzavamo un programmino (Teamspeak) molto funzionale, ma per i meno esperti più difficile da configurare. Si parlava uno alla volta (il docente di turno) ma c’era sempre la possibilità di fare domande tramite la chat sul sito o tramite il canale IRC sui server di azzurra, che io preferivo.

Successivamente nel 2006 seguii il corso di CCNA, e in questa occasione fui coinvolto attivamente -seppur come discente- a collaborare, registrando le lezioni volta per volta ed editandole per renderle fruibili successivamente. Da qui nacque il progetto di archiviazione di tutti i contenuti.

Oggi, come si può vedere, Oilproject è cresciuto tantissimo; le lezioni riguardano gli argomenti più disparati, dall’economia alla scienza, passando per la letteratura e la musica, e si svolgono in due modi: alcune registrate, altre in diretta video e chat testuale, con la possibilità per entrambi di votare le domande più interessanti.

In conclusione non credo che l’e-learning possa sostituire la formazione tradizionale face-to-face, ma che sia necessario incontrarsi. Sono tante, poi, le situazioni in cui questo modello può essere adottato come complementare e alternativo: per la formazione continua e specializzata degli adulti, per i ragazzi con problemi di mobilità.

Certamente un progetto come Oiproject, che dura da anni, è un esempio di come la condivisione della conoscenza sia il nostro futuro.


#2

Info utili

Ciao Stefano, grazie di questa cosa. Scusa se commento solo adesso: la combinazione della data (giusto il giorno prima della nostra sentitissima conferenza, due settimane prima della pausa estiva) e della lingua (solo una piccola minoranza della comunità e nessuno degli altri membri del team legge l’italiano ha fatto sì che il tuo report restasse fermo per due mesi.

Le storie sono assolutamente pertinenti e utili. Si capisce che le funzionalità di Oilproject sono emergenti. Virginia lo usa “a cavallo fra l’intrattenimento intellettuale e l’aggiornamento continuo”; Flavio come supporto per non soffrire troppo, sul piano scolastico, dell’assenza forzata da scuola dovuta alla malattia; Giorgio, che già apprendeva da solo usando risorse Internet, per rendere più sociale il proprio apprendimento. Da quello che mi pare di capire, nelle intenzioni dei fondatori l’uetnte tipo è più Giorgio, mentre gli altri due - e chissà quanti altri ancora - hanno in qualche modo “inventato” un loro modo di vivere il servizio. Immagino che questo sia vero anche per altre “classrooms on the wire”; probabilmente proprio la possibilità di personalizzare l’esperienza - frutto della flessibilità di fruizione - è uno dei valori più alti di questa forma di apprendimento.