Isabella Brianza, 43 anni, sposata con Sergio e mamma di Anna e Jacopo.
Cresciuta in ambito ecclesiale (impegno educativo), dal 2015 insieme a un gruppetto di fratelli della Fraternità Evangelii Gaudium studiano e diffondono. i temi dell’ecologia integrale e Laudato Si.
Professionalmente opera in ambito risorse umane, dal 2021 è Consigliera di Circorscizione 1 a Torino
Intervista
Intervistata
Prima di tutto: quando è nata la tua voglia di impegnarti dal punto di vista civile nella società? Cosa ti ha spinto e perché?
isabella:
Certo, allora guidami pure tu. Nel senso che parla pure in modo sintetico, tranquilla, poi filtri tu quello che ritieni.
Sicuramente la mia formazione si inserisce in un percorso ecclesiale, quello dell’Azione Cattolica. L’appartenenza alla fede e il vedere persone impegnate gratuitamente in ambito educativo, per la crescita delle persone, mi ha sempre molto stimolato.
Poi in adolescenza ho iniziato a chiedermi quale potesse essere una strada professionale per impegnarmi nella società. Ho scelto economia. Dopo la laurea ho fatto una prima esperienza nella cooperazione con l’associazione CISV in Mali, poi il servizio civile nazionale all’estero, e successivamente ho avuto la fortuna di lavorare in Permicro, un’azienda che si occupa di microcredito e inclusione finanziaria attraverso l’inclusione sociale.
Negli anni successivi, anche grazie alla Fraternità, all’enciclica Laudato si’ del 2015 e al confronto con Sergio, con cui abbiamo coltivato questa passione, abbiamo capito quanto questi temi fossero intrecciati. La passione originaria per le persone e per l’ambiente, inizialmente vissuti in modo un po’ separato, si è poi ampliata. L’ambiente, inteso in senso scientifico e di “creato”, è diventato una dimensione più ampia, connessa alla crisi sociale, culturale e ambientale e alle ricadute su una terra sempre più maltrattata.
INTERVISTATORE:
Quindi da lì cosa è nato in termini di impegno concreto?
isabella:
Sono nati due impegni principali. Da una parte quello di coltivare in Fraternità questi temi: fare autoformazione, evangelizzazione dove possibile, nelle parrocchie o in contesti in cui portare contenuti diversi. Abbiamo affrontato temi come fast fashion, alimentazione, tecnologia e altri ambiti su cui ci formavamo e poi condividevamo.
Dall’altra parte, nel 2021, è iniziato il mio impegno in politica. Ora sono consigliera di circoscrizione, quindi in un municipio, una realtà piccola ma significativa. Una cosa che mi rallegra molto è vedere quante contaminazioni ci siano: tanta società civile che si muove, che va stimolata e messa in rete. Però c’è bisogno di raccordi importanti.
Mi sento comunque di mantenere un seme di fiducia: c’è tanta gente che si impegna. Spesso sembra che tutti siano indifferenti, si dice dei giovani che non si interessano, ma non è così.
Per esempio ho organizzato un talk con relatori under 30 su un referendum, uno per il sì e uno per il no, e c’erano 60 giovani presenti senza neanche bisogno di promozione.
INTERVISTATORE:
Infatti anche da alcune ricerche sembra che i giovani siano meno visibili più che meno presenti…
isabella:
Sì, esatto. Probabilmente vengono meno rappresentati dai media e hanno meno possibilità di visibilità, ma non è che non esistano.
Quello che vedo nella nostra fascia d’età, sui 40 anni, è un ruolo importante di ponte: creare occasioni e connessioni. È fondamentale non andare “a silos”, nemmeno per età.
INTERVISTATORE:
Tutto questo era prima del Covid. Quando è arrivato, come ha impattato sul tuo impegno?
isabella:
Una grande fortuna è stata che la Fraternità aveva iniziato a novembre 2019 un ciclo di incontri sulla Laudato si’. Con il Covid abbiamo dovuto decidere se continuare o meno.
Siamo passati all’online abbastanza naturalmente, anche se con il timore di disperderci. In realtà abbiamo intercettato una grande sete, non solo di contenuti ma anche di compagnia.
È stato quindi un rafforzamento: una possibilità di continuare con altri mezzi. Inoltre abbiamo creato un nuovo format, “Per un’altra via”, partendo dal capitolo della Laudato si’ sulla “radice umana”, dove Papa Francesco affronta temi politici come il paradigma tecnocratico e la cultura dello scarto.
Abbiamo fatto un lavoro che probabilmente senza Covid non avremmo fatto. In questo senso ci siamo sentiti anche fortunati: non ci siamo lasciati andare, ma abbiamo reagito.
Un po’ come nel teatro: facevo improvvisazione e durante il Covid abbiamo fatto lezioni online. Sembrava impossibile, e invece abbiamo lavorato molto su voce e lettura, cose che in presenza non avremmo esplorato.
INTERVISTATORE:
Quindi sono emersi anche temi o percorsi che altrimenti sarebbero rimasti nascosti?
isabella:
Sì, direi di sì. Anche se devo dire che poi c’è stata un’involuzione generale, sia nella Fraternità che nella politica e nella società.
Molte iniziative si sono ridotte, diventando più micro e meno orientate ai “massimi sistemi”. Il Covid ci aveva spinto a guardare proprio quei livelli più ampi, ma poi, con la ripresa, tutto è tornato a scorrere.
Oggi il rischio è che anche la Laudato si’ diventi un tema tra i tanti, mentre dovrebbe diventare cultura, formazione e azione quotidiana, non un accessorio.
INTERVISTATORE:
Tu come ti senti cambiata nel tuo impegno?
isabella:
La motivazione è rimasta fortissima, anzi si è rinnovata. Credo sempre di più che tutto sia connesso: persone, ambiente, generazioni future.
Quello che è cambiato è una maggiore disponibilità ad entrare nella complessità. Capire che le persone possono sentirsi schiacciate dalla quotidianità e allo stesso tempo da una cultura individualista molto forte.
Non è giusto ridurre tutto a “egoismo”: esistono anche condizioni sociali che spingono in quella direzione.
INTERVISTATOR
che impatto vedi dell’intelligenza artificiale nel tuo attivismo?
isabella:
Parzialmente la vedo. L’aspetto negativo è che si è persa un po’ la pratica della sintesi manuale, come nei verbali delle riunioni, ora spesso automatizzati.
Questo è un peccato, perché il processo di sintesi era anche un modo per rileggere e capire meglio ciò che emergeva.
In politica poi vedo l’uso dell’IA soprattutto nella comunicazione, anche sui social. Non sempre è un esempio positivo.
Più che nella fonte, direi che incide nella produzione dei contenuti.
C’è anche il rischio di un effetto “oracolo”: le persone tendono a fidarsi troppo, un po’ come con Google, ma forse ancora di più, perché sembra un interlocutore.