Meanings of transition in the words of Edgeryders

On Wednesday, the Strasbourg arm of Edgeryders met to go through the personal stories, that those of us active in the game have posted as part of the Share Your Ryde mission. The aim was to try for the first time, and document, the process of going from individual personal stories to policy. We began with a discussion about the general hypothesis and objective of the project team, moved on to go over the project’s objective, methodology and constraints and proceeded to discuss the actual material in detail. Like with any content, there are different levels of reading it and I would start with the most general one in this blogpost: setting the stage. Before moving forward with the analysis, we want check how much of the below resonates with the community, and so we ask the community to please read and comment on this post. Gilda, Alberto, Nadia, Audrey and I (Noemi) had been reading stories as they came in, but going through them as parts of a whole makes visible where individual trajectories converge, and helps us identify themes and issues especially relevant to Edgeryders as a community that ought to be explored from a policy perspective.  It also helps us make better sense of who we Edgeryders are as a community, how we position ourselves in the world. This is important as we are building bridges with institutions and need to frame the outcome of our interactions on the platform in contexts and language that Institutions can “take in”.


Edgeryders transition stories in a word cloud

So far we know we would like to build a case that that there is an important minority of young people that are well-meaning and moving in a different direction from the mainstream but obviously acting for something we can recognize as common good. If we can make this case, this would go a little step towards de-stigmatizing the discourse on young people. Yes we may be calling into question institutions like universities or governments, but we are in the space of doing good and cannot be dismissed. Edgeryders is useful if also senior decision-makers can see that these people have a contribution to make.

 

The first observation from reading the stories is that we are not apathetic, we’re not cynical and we’re not resentful, as some portrayals of European youth imply. Rather, in our search for finding a place in this world from the stories it seems we are ludique in approaching life. I think at least for some of us the “life is like a box of chocolates” metaphor fits perfectly. If nothing else in we think it is visible in the rejection of very specific kinds of knowledge;  Edgeryders seem to be mixing experiences and knowledge, making use of multiple resources and multiplicity. A second observation is that Edgeryders seem to be building a socialised world, one in which we are able relate to one another as peers and help others through collaboration, coproduction, sharing. In several of the stories we read an understone of “ I am alone now, but I wont be in the future”. A general tone of seriousness is there, sometimes even coupled with sadness because some or most Edgeryders live precariously and feel personally responsible for our transitions; responsible enough to be able to make sometimes painful changes. Take for example Rossella, Jorge or Neal, they all gave up a rather secure, comfortable life – in economic research, IT or consultancy – to work in environments which are more in accordance with their own ideals, moving beyond the conventional models of success. It seems that comfort resulting from conventional paths does not make sense for some of us (“jobs with no sense”) indicating that being comfortable is not a stand-alone objective. According to standardized models of success, “the success models of our parents” as Paola put it, veering off a set career track is considered being irresponsible.  According to a new, emerging model that Edgeryders reveal (see Andrea’s take on decision making), going off-road when the road feels unsustainable is an act of courage.  This kind of responsibility seems part of what made people like Alberto, Di, Andrea, Jorge, Rossella or Neal move outside the box and take up risks. And this risk taking is not only tied to some of us being social innovators, but also inherent in the ability to be surprised by life, in “curiosity and openness”, and most of all in appreciation of learning. What do you think, does any of the above resonate with you? Have we gotten something wrong or misinterpreted it? Let us know by posting a comment below!

Ciao, sono stato tra quelli che hanno inviato il loro cv per partecipare alla vostra eperienza. Sono stato escluso, ma credo di avere qualcosa da testimoniare che può essere… appunto un esempio come qui viene richiesto. Il mestiere che ho scelto di fare è quello del valutatore, perchè dopo 10 anni passati a fare l’amminstratore pubblico indipendente (dai 23 ai 32 anni prendendolo con la serietà di chi fa un lavoro anche se non lo era perchè nel frattempo mi sono laureato, ho fatto il servizio civile un master e poi ho iniziato a lavorare davvero come libero professionista cosa che sto ancora oggi cercando a fatica di fare), ho capito che mi sarebbe interessato approfondire il tema relativo a come vengono spese le risorse pubbliche e a quali risultati esse portano. Ho iniziato con le politiche sociali, da consulente di una Provincia e una Regione relativamente a finanziamenti nazionali utilizzati a livello provinciale nei Distretti socio sanitari, e poi avendo avuto l’opportunità di lavorare con Fondazioni, ho continuato anche in altri settori attigui come sanità e cultura. Ho seguito e seguo, a fini di monitoraggio e valutazione, progetti che valgono tantissimo sia dal punto di vista economico che dal punto di vista delle novità che introducono nei sistemi complessi in cui vanno ad intervenire. E insieme a questo aspetto, c’è quello altrettanto importante per me, che tutto questo sono riuscito a farlo in modo indipendente insieme ad alcuni selezionatissimi compagni di viaggio che con me hanno condiviso il rischio di puntare su qualche cosa di nuovo, che non c’era prima, da costruire sulla base degli input che la nostra esperienza ci metteva a disposizione man mano. In particolare parlo di un sistema informativo che mettesse a regime tutta l’esperienza fatta in ambito di monitoraggio e valutazione dal punto di vista metodologico, cercando di combinare il rigore del metodo con la statistica e l’informatica, al fine di fornire a chi ne fosse interessato uno strumento in grado di supportare la governance di grandi progetti (pubblica o privata) con uno strumento di condivisione utile a seguire l’iter delle iniziative dall’inizio alla fine, di stoccare dati che diventano nel corso di iniziative lunghe e complesse patrimonio dimostrativo dello sforzo di tutti i soggetti coinvolti, di valutare scostamenti in tempo reale rispetto alle previsioni e di valutare il processo e l’esito di finanziamenti enormi che altrimenti non lascerebbero nulla dal punto di vista della sedimentazione a chi viene dopo e non permetterebbero di sapere se chi c’è oggi a decidere abbia deciso bene e perseguito veramente l’interesse pubblico. Tutto questo lo stiamo realizzando in totale autonomia e senza alcuna certezza in merito a cosa il futuro ci farà trovare davanti a noi in termini di opportunità in una nazione in cui le opportunità per le buone idee innovative spesso non è così scontata, e vorremmo portare la nostra esperienza in tutti quei luoghi in cui c’è qualcuno che pensa che valga la pensa rischiare incertezze e insuccessi pur di avere una soddisfazione così grande come quella che abbiamo avuto noi, quando una importantissima istituzione privata italiana ci ha scelti sulla base di una gara vera, intuendo le potenzialità del nostro sistema on line, le sue non rigidità, le sue aperture e opportunità, le sue finalità di condivisione a fini realmente valutativi e ci ha dato la possibilità di metterlo in pratica in un contesto sovralocale in una Regione su 6 maxi progetti in 5 province tutti legati da un filo unico comune che è quello del rapporto tra le eccellenze territoriali e la nuova imprenditorialità. C’è un articolo che ho scritto che spiega questa intuizione che abbiamo avuto e che vi linko (http://www.multiutility.it/content/Valutare%20e%20Rendicontare%20la%20CSR?link=oln266n.redirect) . Spero di essere stato utile e di non aver dato l’impressione di volere raccontare di me; non è così, è solo che è difficile trovare contesti in cui poter portare le proprie esperienze positive a fini di condivisione, e la vostra mi sembra una di quelle ed era per questo che avevo pensato di avere le caratteristiche per farne parte. Auguri a tutti e anche a me/noi per il futuro che ci attende.