Rete Milano: dalla risposta emergenziale durante il Covid a una struttura di accoglienza organizzata per le persone in transito

Introduzione a Rete Milano

Rete Milano ODV è un’organizzazione di volontariato con sede a Milano, nata nel 2020 per rispondere alle esigenze delle persone migranti in transito sul territorio cittadino. Apartitica e laica, l’associazione si distingue per un approccio basato sulla solidarietà concreta e sull’intervento diretto nelle situazioni di emergenza sociale.

Attraverso una rete di volontari e collaborazioni con realtà locali, Rete Milano offre servizi essenziali come distribuzione di beni di prima necessità, accesso a docce e guardaroba solidale, supporto sanitario e accoglienza temporanea. L’obiettivo è garantire dignità e assistenza immediata a persone in condizioni di forte vulnerabilità, contribuendo al contempo a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle dinamiche migratorie e sulle criticità del sistema di accoglienza.

L’attività dell’associazione si inserisce in un più ampio contesto di impegno civico e umanitario, rappresentando un punto di riferimento per la solidarietà urbana e per il supporto alle persone in movimento che attraversano Milano.

Intervista alla vice presidente Pia Avolio De Martino

raccontate cosa fate, come siete organizzati e come avete vissuto la vostra attività durante il Covid.

All’epoca del Covid le cose erano molto diverse da oggi. Non avevamo né un appartamento dove ospitare le persone, né eravamo riusciti a ottenere dal Comune spazi nelle strutture gestite da loro. Non avevamo neanche la sede attuale, quindi moltissime cose erano diverse.

Quello che facevamo comunque era operare sul territorio. Incontravamo per lo più transitanti che avevano bisogno di una doccia e un cambio di vestiti puliti. Raramente riuscivamo a trovare un posto per loro per la notte. Nel caso di famiglie con bambini siamo riusciti in diversi casi a farli dormire nella dependance di una struttura di una nostra volontaria dove avevamo organizzato anche il nostro guardaroba.

Non eravamo però strutturati per rispondere pienamente a tutte le richieste di aiuto. Spesso queste persone passavano da Milano senza volersi fermare, perché volevano proseguire il viaggio, spesso verso la Francia, passando da Oulx in val di Susa, dove c’era già il rifugio Massi, una struttura molto attrezzata che forniva anche vestiario adatto, visto che non erano preparati a passare in montagna, soprattutto con bambini.

Avevamo anche una rete di contatti a Ventimiglia, dove la situazione era allora meno complessa di oggi, e quindi molti riuscivano a proseguire. Nel caso di controlli avevamo un foglio che dichiarava che operavamo per Rete Milano, un’organizzazione non governativa. Non abbiamo mai avuto grossi problemi e abbiamo continuato a svolgere le nostre attività.

Come è la situazione attuale invece?

Oggi le cose sono molto cambiate e facciamo molto di più. Abbiamo in affitto un appartamento Aler , con sei posti letto. Inoltre il Comune ha recentemente assegnato in comodato a Progetto Arca un dormitorio con una ventina di posti per transitanti nell’ambito del progetto “Vite in transito”. Noi, come Rete Milano, collaboriamo alle attività di accoglienza e siamo tra gli enti autorizzati a registrare le persone presso la Croce Rossa e indirizzarle lì. Possono restare una, due o al massimo tre notti. Abbiamo anche volontari, soprattutto giovani, che fanno servizio in stazione centrale ogni sera. Per questa attività siamo in rete con Mediterranea e altre organizzazioni.

Il punto di incontro dei volontari con i transitanti è presso il bar MacDonald nella piazza della Stazione. Quando la presidente Fausta riceve le richieste — di solito tramite un telefono di servizio- allerta i volontari di turno che recuperano le persone e le accompagnano se non sono in grado di andarci da soli, dove possono ricevere una cena e un letto. Il numero di servizio è molto conosciuto con il passa parola

L’appartamento Aler viene invece riservato ai minori, che non sono accettati nella struttura comunale e a persone che hanno bisogno di qualche notte in più dopo quelle passate presso il dormitorio comunale. In mancanza di posti per i minori presso il nostro appartamento, chiediamo l’aiuto di famiglie disponibili ad ospitare.

C’è qualcosa che il Covid ha cambiato nelle vostre modalità e che è rimasto anche oggi?

Non direi che le modalità siano cambiate direttamente a causa del Covid. Siamo cambiati noi come organizzazione. Oggi siamo più strutturati, abbiamo più volontari e intercettiamo più facilmente le persone in Stazione Centrale. Ma questo è dovuto alla crescita dell’organizzazione, non tanto al Covid.

Durante il Covid eravamo molto meno strutturati: avevamo uno spazio piccolo usato come guardaroba e non eravamo ancora formalmente Rete Milano. Le persone che incontravamo erano poche, anche perché c’erano molte restrizioni agli spostamenti. Riuscivamo giusto a offrire un posto per una notte.

Non parlerei quindi di un cambiamento legato direttamente al Covid, anche se qualcosa è cambiato anche a livello psicologico e organizzativo.

Oggi il Covid lo sentite ancora o è passato?

È nel passato. Ogni tanto ritorna in mente quando vediamo qualcuno con la mascherina, ma è una cosa che appartiene ormai al passato e non ci riguarda più.

L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione vi aiutano?

Intervistata: Sì, ci aiutano soprattutto nella comunicazione. Quando dobbiamo scrivere progetti o newsletter ci facciamo aiutare dall’intelligenza artificiale, come farebbe chiunque.

Anche nella traduzione è molto utile, soprattutto quando ci sono ragazzi che non parlano inglese e comunicano solo nella loro lingua: in quei casi usiamo strumenti di traduzione.

In generale ci aiuta anche nel fare rete e mantenere i contatti con altre organizzazioni. Prima era più difficile, ora è tutto più semplice.

Ad esempio, recentemente siamo riusciti ad aiutare una famiglia curda che si trovava a Verona grazie al contatto con un’altra associazione locale.

@ivan