Tra scuola, sindacato e trasformazione digitale: intervista a Massimiliano De Conca

Massimiliano De Conca è un insegnante e dirigente sindacale italiano, attivo nel settore della scuola all’interno della FLC CGIL. Nel corso della sua carriera ha svolto ruoli di rappresentanza sindacale sia a livello territoriale che nazionale, occupandosi in particolare di contrattazione, condizioni di lavoro del personale scolastico e politiche educative. La sua esperienza unisce l’attività di docente a quella di rappresentanza sindacale, con un forte impegno sui temi della scuola pubblica e dei diritti dei lavoratori.

Intervistatore: Allora, questa chiacchierata è per il progetto Interface che ti dicevo e le domande sono soprattutto riguardanti un po’ il tuo impegno come sindacalista della parte dell’insegnamento.

Prima di tutto com’è iniziato? Se vuoi raccontarmi quando ti sei messo a impegnarti da questo punto di vista e poi com’è cambiata la tua attività e anche le difficoltà che hai dovuto affrontare e gestire con il Covid.

Intervistato: Ok, va bene. Parla pure chiacchierando che tanto poi io sbobino e sistemo.

ORIGINE DELL’IMPEGNO SINDACALE

Intervistato: Allora, come è iniziato? È iniziato un po’ per gioco, nel senso che io facevo la rappresentante sindacale nella mia school.

Sono insegnante dal 2001. Con le elezioni RSU del 2003-2004 divento RSU e comincio a lavorare sul contratto della mia scuola.

Intanto mi interesso al contratto e incontro un mondo completamente diverso, perché io venivo da tutt’altro: facevo il dottorato, progetti universitari.

Filologia romanza. Linguistica dei trovatori, quindi tutto medioevo, tutto un altro mondo.

Poi mi sono ritrovato, con il concorso del ’99, a insegnare e pian piano, un po’ per curiosità un po’ per necessità, ho iniziato a studiare che esistono i contratti, le RSU, i sindacati.

Ho sempre avuto una formazione politica di sinistra, anche se non sono mai stato iscritto a nessun partito.

Poi frequentando colleghi e struttura della FLC CGIL di Mantova mi è stato chiesto di dare una mano anche a livello territoriale, prima come volontario, poi nei quadri del gruppo dirigente.

Nel 2014 divento segretario a Mantova. Poi mi viene data la possibilità di collaborare anche con la struttura nazionale, poi ritorno in Lombardia e così via.

Non è una carriera vera e propria: è un susseguirsi di ruoli.

Prima sono servito a livello provinciale, poi a Roma per la struttura nazionale, perché essendo filologo so leggere i testi.

Intervistatore: Certo, vedi che poi serve.

Intervistato: Vedi che poi serve a un certo punto.

Mi sono trasferito a Roma per quattro anni, poi sono rientrato in Lombardia perché c’era un avvicendamento nel ruolo di segretario e mi è stato proposto questo incarico.

CAMBIAMENTO DEL LAVORO SINDACALE

Intervistatore: Nel tempo com’è cambiata la tua attività?

Intervistato: È cambiata parecchio.

Io adesso sono reduce da un’assemblea di quattro ore sul rinnovo del contratto e la riforma dei tecnici con più di duemila persone collegate.

Oggi le assemblee territoriali e provinciali, soprattutto dopo il Covid, sono spesso con numeri molto più bassi: venti, venticinque persone.

A parte grandi realtà come Milano o Monza, dove ci sono più richieste e più personale, altrove la partecipazione è ridotta.

Perché la partecipazione dopo il Covid è diventata sostanzialmente online.

Intervistatore: Quindi siamo tornati indietro al fisico come partecipazione?

Intervistato: No, è difficile tornare indietro al fisico.

Anche quando si tratta di cose importanti, tipo il contratto di istituto, spesso si chiede il link per collegarsi da remoto.

Nel giro di pochi anni siamo passati dalla tessera cartacea spedita a casa alla tessera digitale sull’app.

Intervistatore: Quindi è stato un bene?

Intervistato: Un bene sicuramente, anche se ci sono i nostalgici come me che amano la tessera cartacea.

PARTECIPAZIONE ONLINE

Intervistato: Il problema è che partecipare online non è la stessa cosa.

Puoi essere collegato e fare altro, spegnere la telecamera, seguire solo in parte.

Come capita a tutti noi: lo metti in sottofondo perché ti interessa solo una parte.

Questo però limita il coinvolgimento.

Anche nelle scuole succede: collegi docenti con 200-300 persone che spesso devono riunirsi online per mancanza di spazi.

La tecnologia è un’opportunità, ma va gestita bene.

Se devo fare una riunione veloce va bene, ma se devo discutere temi importanti sarebbe meglio in presenza.

Però non tutte le scuole sono attrezzate.

Con scuole da 2.000-2.500 studenti devi avere spazi e tempi per riunire tutti.

RAPPORTO CON ISCRITTI E CAMBIAMENTO

Intervistatore: È cambiato anche il rapporto con gli iscritti?

Intervistato: Sì.

Adesso c’è una richiesta di risposta immediata, che una volta non c’era.

Io ricordo il 2018, quando abbiamo contrattato la disconnessione, ma per noi del sindacato, perché ci scrivono continuamente.

C’è un’idea per cui il sindacato deve rispondere come un chatbot.

Prima si telefonava: “ti faccio sapere, ne parliamo”.

Adesso c’è una connessione continua e immediata.

Sì, ci hanno preso un po’ come ChatGPT.

Intervistatore: Sì, infatti.

Intervistato: Alcuni stanno anche provando a strutturarsi così.

Io uso anche strumenti come NotebookLM perché mi dà riferimenti precisi alle fonti, utile per i contratti.

Perché l’interpretazione a volte sfugge alla lettera e serve sapere esattamente dove sta scritto qualcosa.

PRESSIONE E SCADENZE

Intervistato: In generale è aumentata moltissimo la pressione sulle tempistiche.

Le scadenze sono digitali, con PEC e piattaforme online, e scadono alle 23:59 del giorno stabilito.

Anche con weekend e festività in mezzo.

Il Ministero dice: “tanto puoi farlo da casa”.

Ma così si perdono i tempi umani.

C’è più ansia, più urgenza, più pressione continua.

SCUOLA E COVID

Intervistatore: E nella scuola, con il Covid?

Intervistato: Il Covid ha accelerato processi già in corso.

Non è solo dematerializzazione della lezione: quella esisteva già con schemi e mappe concettuali.

Il vero cambiamento è nella comunicazione e nell’attenzione.

Gli studenti oggi hanno tempi di attenzione molto brevi, influenzati dai social.

Durante il Covid si è sviluppato il multitasking: più dispositivi contemporaneamente.

@ivan

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